Desy Giuffrè Mercedes De La Cruz

Mercedes De La Cruz - racconto breve di Desy Giuffrè -.

martedì, dicembre 18, 2012Desy Giuffrè

Carissimi lettori,

è sempre bello riuscire a trovare dei ritagli di tempo da dedicare a questo mio angolo di condivisioni, ma lo è ancora di più quando si hanno delle novità da comunicare ^^
Questi sono per me stati giorni d'importanti decisioni e grandi lavori in corso, quindi...il post-feste sarà ricco di novità, importanti annunci e grandi sorprese che -come spesso amo che avvenga- coinvolgeranno in maniera integrante proprio voi lettori <3

Ad ogni modo, oggi sono qui per pubblicare un racconto breve dal titolo Mercedes De La Cruz, nelle cui righe ho sentito di dover riversare il mio travolgente amore per i Vampiri, le loro passioni nascoste e gli antichi ricordi che li rendono tanto affascinanti ai nostri occhi.

E' ancora un po' presto per gli speciali auguri di Buone Feste che Holly Girls desidera farvi, quindi...non mi resta che darvi appuntamento ai prossimi giorni e augurarvi una piacevole lettura in compagnia della misteriosa Mercedes! :))
PS l'immagine di copertina è stata liberamente condivisa da: Hybridlava Gothic Art Wallpapers



Mercedes De La Cruz

- racconto breve-

                «Madame è attesa nelle stanze del Conte. Vi prego di seguirmi».
                Lo scricchiolio delle scarpe appena verniciate del maggiordomo mi faceva accapponare la pelle.  Nonostante il rumore solitario dei nostri passi lungo lo stretto corridoio che portava alla camera di Jonathan Mc Gregor Senior, riuscivo a sentire il respiro di quest’ultimo avvelenare l’aria.
                Asciugavo i palmi delle mani dal sudore, strofinandoli lungo le pieghe della gonna di velluto verde amaranto dell’abito che avevo deciso d’indossare per via della profonda scollatura che mostrava generosamente il mio candido decolté.
                Dovevo sedurlo. Sedurlo e attrarlo fino a renderlo schiavo del mio volere. Dovevo ucciderlo. Ricordo ancora, con dolorosa nitidezza, il pensiero ossessivo che mi attraversava le meningi: tremavo di piacere e terrore al desiderio del suo sangue che a breve avrebbe riempito la mia bocca.
                Prima che l’uomo alto e brizzolato si fermasse per voltarsi verso me, il fascio di gladioli che adornava l’entrata della porta di fronte alla quale ci arrestammo, emanò la sua delicata e mortuaria fragranza fino ad eccitare i miei sensi già in tumulto.
                Uno, due colpi secchi all’ingresso della stanza dal cui interno provenne il suono di una voce spenta e marcata da un tono cantilenante che mi diede alla nausea: «Avanti, prego!».  Se avessi ancora avuto un cuore, sono certa che in  quello stesso istante avrebbe cessato di battere.
                Varcai la soglia lentamente, attendendo che Jonathan Mc Gregor Senior si voltasse per fissare i suoi occhi vitrei nei miei, parzialmente coperti dalla maschera che rivestiva di perle e merletti metà del volto troppo simile a quello di mia madre, per essere messo in mostra senza dover temere di rovinare  il piano perfetto che avevo architettato.
                «È per me un immenso piacere avervi qui, Miledy. Venite avanti». Il suo sguardo mi percorse interamente in un battito di ciglia, sentii subito la smania di lussuria che si mescolava al suo sangue. Mc Gregor Senior desiderò immediatamente di possedermi, e non sarei dovuta per forza essere un vampiro per capirlo.
                «Non avrei mai giurato che avreste deciso di mandarmi a chiamare. L’altra sera, al ballo…non sembravate molto interessato alle mie grazie». Esordii, decisa a mantenere la maschera di fredda e calcolata autostima che indossavo per non lasciar trapelare la tempesta di emozioni celatasi nel mio io oiù profondo.
                Si alzò dalla sua poltrona e posò  sulla scrivania il sigaro che teneva tra le labbra e le due dita lunghe e ambrate. Con l’altra mano richiuse il libro che stava leggendo prima che io arrivassi. Prima che la morte bussasse alla sua porta.
                «Non amo mostrare in pubblico il mio interesse per le belle donne. Sapete meglio di me quanto si ami sparlare nel nostro ambiente…e non vorrei turbare l’equilibrio di mia moglie, della mia famiglia».
                Mentre parlava con voce sempre più bassa e rauca, procedeva a passi lenti e studiati verso la mia direzione. Inverosimilmente, in quel momento era certo di essere lui il predatore. Ed io il suo prossimo bottino.
                «Ma non è questo il momento di parlare dell’ipocrisia che si mescola tra la nobiltà, Milady. Vi ho fatta venire fin qui per ben altri motivi…e non ho intenzione di perdere tempo. Non immaginate neanche quanto mi abbiano raccontato di voi e delle vostre abilità di amante…»
                Il suo respiro soffiò caldo sul mio viso. Il veleno prese a scorrermi in bocca in fiotti di doloroso piacere. Con una mano mi cinse il collo delicatamente, effettuando una lieve pressione con i polpastrelli per lasciarmi intendere l’intensità del desiderio che faceva pulsare ogni suo muscolo.
                Oh, sì. Mc Gregor Senior non si sbagliava affatto nel dire che la gente amava infangare i nomi aristocratici del momento. E lui, Conte di York, rappresentava certo un bersaglio succulento in quanto a pettegolezzi. In molti, infatti, avrebbero dato chissà cosa per scoprire che Mc Gregor, oltre ad essere Conte, era anche un Cacciatore di Vampiri. Ed era mio padre.
                Quando le sue mani iniziarono a sciogliere con avidità i lacci del mio vestito fin quasi a denudare interamente i miei seni piccoli e tondi, provai qualcosa di simile ad un conato di vomito -nonostante ciò sia impossibile per una come me-. Ma non c’era d’attendere molto, sapevo che quella tortura stava per terminare: dovevo solo trovare il coraggio di affondare i miei denti nel suo collo, e tutto avrebbe presto ritrovato il suo ordine.
                Eppure, avendolo a me così vicino e respirando il suo profumo, fu inevitabile sentirmi parte di lui. Provare  quel senso di protezione paterna di cui avevo così tanto sentito la mancanza, fino a qualche anno prima.
                Mio padre. L’uomo che aveva amato mia madre, nel periodo in cui era stata umana. Il Cacciatore che la uccise poi senza alcuna pietà soltanto qualche anno dopo, pur di restare fedele al suo ruolo di difensore dell’umanità. Il  mostro che mi ha privata della famiglia, strappandomela via senza chiedermi il permesso.
                Ricordo ancora gli occhi di entrambi fissi tra loro, ancorati al ricordo dell’ormai passato amore, consapevoli di ciò che sarebbe accaduto. La forza di mia madre, il dolore e la fermezza di mio padre. Mi chiedo ancora oggi come riuscì a guardarla così a lungo, prima di piantare un pugnale d’argento nel suo cuore e in quello dei miei due fratelli.
                Come anche non potrei mai dimenticare il lampo di vittoria che balenò nel beffardo sorriso di lei, nell’attimo in cui pensò alla sottoscritta: l’unica che era riuscita a nascondersi dopo l’arrivo del Cacciatore, e che si vide costretta a guardare lo sterminio dei suoi cari per mano del padre che non aveva mai conosciuto.
                Del resto, come avrebbe potuto Mc Gregor Senior immaginare di avere avuto una figlia dalla giovane ex dama di compagnia di colei che adesso condivideva il suo stesso talamo? Dall’inesperta -quanto spaventata- ragazza di campagna che, per orgoglio e paura, era fuggita via dalla casa in cui prestava servizio, dopo aver scoperto di essere rimasta incinta?
                Decisa a non voler affrontare quell’umiliazione e ad evitare un simile dolore alla promessa sposa di quel dongiovanni da strapazzo, mia madre aveva lasciato tutto quel poco che era riuscita a guadagnarsi da sola, pur di tenermi con sé. Sperava nell’inizio di una nuova vita, nonostante tutto sembrasse contro una simile ipotesi.
                Tuttavia, poco tempo dopo la mia nascita, qualcuno non rimase per molto indifferente alla sua bellezza, e decise di prenderla in moglie. Nacquero così i miei fratellastri, due bellissimi gemelli.
                Una felicità che avrebbe avuto vita breve: una notte, un Vampiro qualunque irruppe in casa nostra uccidendo il mio patrigno e trasformando me, i miei fratelli e mia madre.
                Erano già trascorsi vent’anni quando, durante una battuta di caccia all’uomo, c’imbattemmo in Mc Gregor il Cacciatore, e lei non solo dovette provare la frustrazione del doverlo rivedere, bensì anche la condanna di dover conoscere la morte attraverso quelle stesse mani che un tempo l’avevano amata.
                Sapevo tutto di lui, visto che mia madre aveva scoperto già da un po’ le pratiche esercitate dal suo ex amante, e aveva perciò deciso di mettermi in guardia dalla sua presenza e dal segreto legame che ci univa.
                E la uccise. Li uccise. Dopo averla riconosciuta, dopo aver ricacciato indietro il ricordo del calore che si erano dati, restarono solo le lacrime che gli salirono agli occhi nel momento in cui affondò la lama nel suo petto, spingendo sempre più in profondità con strattoni secchi e sapienti.
                «Vedrai, bellezza…saprò soddisfare ogni tuo desiderio…»
                Disse Mc Gregor con tono improvvisamente familiare, ad un centimetro dalle mie labbra e ridestandomi da ogni tormento.
                Il momento della vendetta era finalmente giunto, dovevo solo effettuare un movimento fermo e veloce per addentarlo e sentirlo morire sotto il mio morso. Con lui, ogni goccia del suo sangue avrebbe definitivamente trascinato via anche gli ultimi resti di ciò che ricordava ancora le mie passate radici umane. Poi…la porta che dava le spalle a mio padre si aprì bruscamente. Un gesto seguito da alcuni trilli di gioia che echeggiarono per tutta la stanza.
                Mc Gregor si distaccò fulmineo dall’abbraccio con cui mi avvinghiava, e impallidì un attimo prima che il sangue gli salisse improvviso a chiazzargli il volto.
                «Anna! Quante volte ti ho detto di bussare? Mi chiedo quando imparerai ad essere una vera signorina».
                Sebbene il suo volesse sembrare un rimprovero, non si avvicinava neanche lontanamente dall’esserlo. La ragazzina che aveva irrotto nello studio sorrideva, quasi beffandosi dell’uomo che la osservava attentamente, in attesa di una reazione a quel che lei avrebbe potuto aver visto. In realtà, la piccola non si era accorta di nulla.
                «Ma io non voglio essere una signorina! Perché non mi presentate a questa bellissima dama in maschera?». Rivolgendo un elegante inchino nella mia direzione e ammiccandomi con fare d’intesa.
                «Milady, non fate caso alla piccola Anna. È mia figlia, e voi non potete immaginare quanto mi costi dover sorvolare sopra ogni sua frivolezza. Suvvia, Anna. Torna a giocare, e che non si ripeti mai più una cosa simile».
                Sua figlia. Mia sorella. Osservai quel volto dai tratti infantili eppure già chiari di fresca bellezza. I suoi occhi non erano verdi come i miei -che avevano assunto lo stesso colore delle iridi di mia madre, così come la sconcertante somiglianza con tutto ciò che poteva ricordarla-, ma possedevano calde sfumature castane, avvicinandola molto a riprendere una forte somiglianza con Mc Gregor Senior. E le sue guance erano rosee e velate di giocoso sudore.
                Fu in quel momento che rinunciai alla mia sete di vendetta. Avrei mai potuto lacerare il cuore di una sorella di cui avevo ignorato l’esistenza fino a qualche attimo prima, strappandole l’amore del padre? Di un padre che condividevamo…ma il cui affetto non mi era mai appartenuto.
                Il desiderio di poterla abbracciare, anche solo per una volta, mi esplodeva in petto. Eppure dovetti soffocarlo, in preda al terrore di essere pervasa dall’aroma del suo sangue e di bramarne il sapore.
                Così, decisi solo di liberare il mio viso dalla maschera che lo copriva. Gustando l’espressione sconvolta e itterizia di Mc Gregor, quasi boccheggiante innanzi a me.
                Non corrisposi al sorriso di Anna. Una rabbia graffiante minacciava di far crollare quel minimo di razionalità che ancora riuscivo a preservare, e sì…anche una sottile invidia nei suoi confronti iniziò ad avvelenare il mio cuore già privo di rosei sentimenti.
                «Aspetta!». Mi gridò dietro Mc Gregor, quando voltai le spalle a tutti e corsi per fuggire via da quella casa in cui non sarei mai dovuta andare. Ma non riuscì a fermarmi.
                Non saprò mai se abbia davvero capito chi aveva avuto di fronte, o se scelse poi di attribuirmi un’identità spettrale di colei che in passato aveva amato e ucciso.
                Posso però affermare con certezza che quella notte… io, Mercedes De La Crùs, dimenticai per sempre di essere stata -in un tempo lontano- una donna fatta di carne, ossa e sangue caldo.
 
FINE

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1 commenti

  1. Sorellina, che bellissimo racconto che ci hai regalato. Una storia di tomenti e di vecchi ricordi e rancori, di vendetta e di passioni, ma anche un racconto antico, al tempo stesso doloroso a causa di un amore paterno mai avuto.
    Sarebbe bello scoprire qualcosa in più su questa Mercedes De La Cruz, una donna, una vampira forte e indomita eppure ancora umana.
    Bella l'introspezione e ottime le descrizioni, seppur semplici non hanno stonato dallo scenario, da quel che i tuoi occhi vedevano.
    Brava - e non lo dico perché son di parte - :P

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"Lo stare insieme è nello stesso tempo per noi essere liberi come nella solitudine, essere contenti come in compagnia."
Emily Brontë

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